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Living in the question: pensieri dopo il mio primo Rocket TT

Lascia che la tua pratica rifletta la tua vita, non l’ideologia di qualcun altro.

Mi sono ritrovata più e più volte, in questi giorni, a tornare qui.

A questa domanda semplice e scomoda:

La pratica mi sta rendendo più onesta?

Più libera?

Perché è facile perdersi.

Nelle forme, nei metodi, nelle aspettative.

E soprattutto nella mente — uno strumento potentissimo:

capace di creare bellezza… ma anche di intrappolarti.

Quante volte, in questi anni, mi sono chiesta

se non mi stessi allontanando dal mondo.

 

Questo primo Teacher Training di Rocket…

vorrei dire che è stato naturale come bere un bicchiere d’acqua.

Ma la verità è un’altra.

Ci sono stati momenti in cui mi sono sentita sopraffatta,

inadeguata,

persa nei labirinti della mia mente.

E allora ho fatto l’unica cosa che so fare davvero:

rimanere nella domanda.

Living in the question, come dice Larry.

Perché è lì che qualcosa mi tiene viva davvero.

In questi cinque giorni sono stata sostenuta

in modi che nessuna parola può spiegare:

sguardi, sorrisi, gesti, messaggi.

Amore.

E allo stesso tempo, non mi vergogno a dire

che continuo a fare i conti con quell’idea di “grande famiglia”

che nello yoga viene raccontata così bene, ma che a volte resta solo una narrazione condivisa.

 

Più utile a sentirsi dentro qualcosa

che a vedere davvero.

O forse è solo quella mia vecchia necessità

di piacere a tutti.

Ma ora lo so:

quello non è il percorso.

È solo un bisogno.

Abhyasa e Vairagya.

Pratica costante… e non attaccamento.

Due ali.

Entrambe necessarie.

Gli Yama, i Niyama, l’asana, il pranayama, la meditazione…

servono proprio a questo:a riportarci qui.

A insegnarci come stare dentro noi stessi

e come muoverci nel mondo.

Come trattarci.

Come trattare gli altri.

E questa vita così fragile e potente.

Noi cambiamo.

La pratica cambia.Ma il motivo che mi porta qui

è sempre più limpido:

creare spazi sicuridove poter respirare

anche nel disagio.

La gioia più grande è vedere le persone

tornare a sé stesse.Camminare con più fiducia,

più leggerezza,più verità.

E in questo cammino condiviso,

anche io continuo a cercare il mio posto.

Questo è lo yoga fuori dal tappetino.

E, come ci ricorda Larry,

questo è ciò che conta davvero.